«Poche mascherine e qualcuna neanche idonea». Ho chiesto spiegazioni alla Commissione europea

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L’eurodeputata Lucia Vuolo chiede alla Commissione europea di «creare una ban-liste delle aziende scorrette». L’iniziativa è stata supportata da altri 9 europarlamentari.

«Pochi dispositivi per la protezione individuale e, sta anche capitando, che non siano idonei. Ho interrogato e sollecitato la Commissione a creare una “ban-list” per tutte le aziende, europee e non, che non rispettano i standard minimi». Così Lucia Vuolo, europarlamentare e membro della Commissione Ambiente, Salute pubblica e Sicurezza alimentare, ha annunciato di aver presentato un’interrogazione con risposta scritta alla Commissione europea.

«Italia, Spagna, Belgio e altri Stati membri dell’Unione europea stanno combattendo il Coronavirus ovvero la più grande emergenza sanitaria dal dopoguerra ad oggi». Questo un estratto del testo che la leghista campana ha inviato all’Esecutivo europeo. «In questo momento, la prima linea di difesa sono i Dispositivi per la Protezione Individuale. Mascherine, guanti monouso, camici chirurgici, occhiali e cuffie sono diventati indispensabili per la sicurezza del personale sanitario, pazienti e anche della popolazione».

Una richiesta improvvisa e senza precedenti che sta portando molte aziende in Europa a riconvertire una parte della produzione per i DPI. Nel frattempo «le nazioni sono impegnate a comprare, anche all’esterno dell’Unione, dispositivi che sono destinati a medici, infermieri e popolazione». Mascherine in particolar modo stanno arrivando col contagocce anche da Paesi extra EU. In alcuni casi, la stampa ha dato evidenza di «DPI assolutamente non idonei e senza alcuna etichetta di riconoscimento».

Nonostante le linee guida sul sistema di vigilanza per dispositivi medici previsti dalla Commissione europea (Guidelines on a medical devices vigilance system, MEDDEV 2.12-1 rev 8) siano “legally not binding” (legalmente non vincolanti), la Vuolo chiede «per la tutela della salute dei cittadini europei, cosa sta facendo la Commissione per evitare l’ingresso o la produzione all’interno dell’Unione europea di dispositivi non idonei?».

Leggendo poi lo stesso documento, si scopre che siano la Von der Leyen e compagni a provvedere “al coordinamento e alla cooperazione adeguati tra le autorità competenti di tutti gli Stati membri”. «Fermo restando casi certamente documentati di DPI non idonei – chiede inoltre l’europarlamentare europea – la Commissione sta informando le Autorità nazionali circa quei “Manufacturers” che hanno prodotto/venduto DPI medici non idonei? Sarebbe possibile creare una “ban list” delle aziende europee e extra eu che non hanno rispettato le norme Europee?».

L’interrogazione ha visto quale prima firmataria Lucia Vuolo, europarlamentare della Lega. L’iniziativa è stata firmata anche dagli europarlamentari Annalisa Tardino, Matteo Adinolfi, Vincenzo Sofo, Francesca Donato, Alessandro Panza, Stefania Zambelli, Anna Bonfrisco e Gianna Gancia. Sostiene l’interrogazione anche Mara Bizzotto.