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Lucia Vuolo

Deputato del Parlamento europeo

Rifiuti radioattivi, Vuolo (ID/Lega): “Il governo italiano si faccia da garante di sicurezza e trasparenza in merito al piano della Sogin”.

Gen 6, 2021

“Parliamo della salute non solo degli italiani, ma anche di quella ambientale”

“L’Ue ci ha rimproverato come dei cattivi scolaretti qualche mese fa per non aver adempiuto a una direttiva che risaliva al 2011. Finalmente abbiamo un programma di gestione dei rifiuti radioattivi in fase preliminare, ma la posta in gioco è alta: si sta parlando della salute non solo degli italiani, ma anche di quella ambientale”.

Alla fine di ottobre la Commissione Europea ha inviato lettere di costituzione in mora all’Austria, alla Croazia e all’Italia per non aver adottato un programma nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi conforme ai requisiti previsti dalla direttiva sul combustibile nucleare esaurito e sui rifiuti radioattivi (direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio). 

La direttiva impone agli Stati membri di elaborare e attuare programmi nazionali per la gestione di tutto il combustibile nucleare esaurito e di tutti i rifiuti radioattivi generati nel loro territorio, dalla produzione allo smaltimento, al fine di proteggere i lavoratori e la popolazione dai pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti.

Gli Stati membri erano tenuti a recepire la direttiva entro il 23 agosto 2013 e a notificare per la prima volta alla Commissione i loro programmi nazionali entro il 23 agosto 2015. 

“La Sogin ha pubblicato la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee  – commenta l’europarlamentare ID/Lega Lucia Vuolo – ma si tratta di un progetto ancora in fase preliminare. Le aree individuate al momento sono 67, divise tra: Piemonte, Toscana, Lazio, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia. Adesso viene il bello – continua l’europarlamentare -. Il governo dovrà consultarsi con enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca”.

“Entro quanto riusciranno a mettersi d’accordo su quali aree confermare o meno? Ma soprattutto, la posta in gioco è alta, perché si sta parlando della salute non solo degli italiani ma anche di quella ambientale”.

“Ai cittadini devono essere sempre garantite risposte certe in merito alla sicurezza e alla trasparenza della messa in opera del piano, in quanto – conclude l’europarlamentare campana – la Sogin non vanta un curriculum d’eccellenza. Nata nel 2001, costa agli italiani di sole spese di gestione circa 130 milioni l’anno, pagati in bolletta e finora ha speso, tutti prelevati sempre dalla bolletta elettrica, più di 4 miliardi di euro per completare solo il 30% dei lavori (che dovrebbero finire nel 2036)”.

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