Abruzzo in Europa

Ecco il testo integrale del mio intervento durante il meeting avuto il 5 novembre 2021 sulla pagina dell’Associazione “Abruzzo in Europa”

Grazie per avermi consentito di fare un giro, seppur virtuale, in Abruzzo.

Terra che amo e che apprezzo per il calore e che abbraccio per le terribili ferite ancora oggi aperte.

Ho avuto modo di scrivere agli amministratori di questa regione, così come di tutte le altre della mia Circoscrizione Meridionale in due occasioni. L’ultima volta, al massimo sei mesi fa, informando tutti di quanto ho fatto in due anni di mandato europeo con un opuscolo di 80 pagine. Allo stesso modo, ho ricordato il mio essere a disposizione di tutti, ma con fatti concreti e non chiacchiere. In Europa siedo in Commissione Trasporti e Turismo quindi in Commissione Pesca e nella Delegazione che comunica e lavora con tutti i Paesi del Mediterrraneo.

Grazie a tutti.

Intervengo per dire la mia sui nostri giovani, le future generazioni e su quanto ho messo in campo a Bruxelles per tutti loro e non solo.

La conferenza sul futuro dell’Europa è un evento che da qualche anno porta a Strasburgo diverse migliaia di giovani provenienti da ogni Paese europeo. Lo scorso ottobre, ragazze e ragazzi sono entrati all’interno dell’emiciclo del Parlamento europeo per confrontarsi su tematiche complesse e di attualità. Ogni parlamentare ne poteva invitare al massimo dieci. L’affetto che provo per i ragazzi, lo sforzo europeo sul contenimento della Pandemia, mi ha spinto a farne ospitarne dieci. Il sorriso, la gioia che ho visto sui loro volti è qualcosa che conservo non solo nella mia menta, ma nella mia segreteria di Salerno ho anche stampato e incorniciato uno dei momenti della loro presenza.

La conferenza sul futuro dell’Europa è stato certamente un bello scenario, tanti gli spunti e incredibile la varietà di punti di vista. Ma c’è una domanda che vale la pena porsi: quanto realisticamente l’Europa è disposta a cedere ai giovani? Se è vero come è vero che la parola “giovani” è sempre più sinonimo di “futuro”, coinvolgere i giovani ovvero il futuro nelle scelte di oggi può con tutta probabilità rendere lungimirante, concreta e sostenibile qualsiasi decisione. Allo stesso tempo, rendere partecipi i giovani nei processi decisionali comporta responsabilità che, se non onorate, potrebbero avere effetti devastanti. A nessun piace essere preso in giro. Senza dubbio, nessuna Europa sarà possibile se oggi non formiamo le future classi dirigenti e coinvolgere i ragazzi è un primo passo. Ma ritengo che, così come gli Stati Membri hanno ceduto parte della propria sovranità a favore dell’Unione, allo stesso modo la politica dove cedere, o per meglio dire, ridare voce alle nuove generazioni. La IX legislatura in un certo senso ha visto un cambio generazionale sia politico che tecnico. Il 60% dell’eurocamera è composta da Deputati eletti per la prima volta nel 2019, ma ad oggi, complice la pandemia, non possiamo certo dire se il cambiamento, forse generazionale, ha portato migliorie o meno nel processo decisionale europeo. Ciononostante deve essere così, il saggio che insegna al giovane è alla base di ogni racconto degno di ricordo, utile ad insegnare il vivere comune.

Nel mio piccolo sto cercando di dare opportunità ai ragazzi e ragazze del Sud Italia attraverso tirocini retribuiti per essere al Parlamento europeo, vivere l’Eurocamera e magari trovare una strada che altrimenti sarebbe stata impossibile. I curricula stanno arrivando e ad inizio del 2022 cominceranno i primi tirocini, premierò il merito. Penso che sia un modo assai concreto, probabilmente riconoscente, per dare un segnale di cambiamento, libero e indipendente.

Non amo dilungarmi o parlare a vuoto, lo sono per indole e ce lo chiedono i giovani. Quindi vado a concludere.

Ci sono dei ragionamenti che non possono funzionare e sui quali invito a riflettere. Noi grandi non abbiamo ancora compreso che siamo di fronte alla prima generazione di europei cresciuta all’indomani del Trattato di Lisbona (01.12.2009[1]) per non parlare di Maastricht (1992[2]).

Per capirci, per i giovani europei di EYE2021, la Lira, il Franco o la Peseta sono antiche monete, il confine di uno Stato è scandito dal cartello stradale e non dal controllo documenti, la bandiera nazionale non può esistere senza quella dell’Unione, Erasmus+ è un concreto modo per crescere in Europa. Per i giovani europei, esattamente per il 62%, ideali come democrazia e libertà sono tipici dell’Unione, anche se con differenti sfumature frutto delle culture nazionali che non possono e non dovranno mai scomparire. Se il mondo è bello perché vario, lo è a maggior ragione la nostra Europa.

Concludo. I giovani sono ciò che l’Europa sarà. Saperli ascoltare, rassicurarli e lasciare un continente vivibile non è più rimandabile. Condivido il “bla bla bla” del Presidente Draghi, anche perché come ho già avuto modo di dire, non sopporto le lusinghe, ma se oggi continuano a indicare date lontane che diventano sempre più lontane perché i ragazzi dovrebbero darci fiducia se siamo i primi a condannarli ad un futuro che nessuno di noi si augurerebbe mai?

Grazie


[1] Il Presidente della Commissione è nominato dal PE; il Parlamento europeo è su un piano di parità con il Consiglio in qualità di colegislatore in settori precedentemente esclusi, in particolare la stesura del bilancio dell’Unione europea, la politica agricola e la giustizia e gli affari interni

[2] L’Unione è fondata sulle Comunità europee (primo pilastro), integrate da due altri ambiti di cooperazione (secondo e terzo pilastro): la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la giustizia e affari interni (GAI). Con l’entrata in vigore del trattato sull’Unione europea, l’espressione CEE è stata sostituita dall’espressione Comunità europea (CE). I poteri legislativi e di controllo del PE sono stati rafforzati con l’introduzione della procedura di codecisione e l’estensione della procedura di cooperazione. Ai sensi del nuovo trattato, il Parlamento europeo può invitare la Commissione a presentare una proposta legislativa su questioni che, a suo parere, necessitano dell’elaborazione di un atto comunitario. L’intera Commissione, inoltre, è ora soggetta al voto di approvazione del PE, al quale compete anche nominare il Mediatore europeo

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